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Le nostre donne al Teatro Delfino

Le nostre donne è una delle commedie meglio riuscite di Eric Assous
Donne amate, odiate, rimpiante sono Le nostre donne

Donne amate, odiate, rimpiante, non sono in scena ma sono le protagoniste di Le nostre donne

La divertente commedia Le nostre donne arriva al Teatro Delfino dall’8 all’11 febbraio

biglietti su Alpostomio.com scontati del 30%
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Eric Assous è uno dei drammaturghi francesi più apprezzati, premiato tra l’altro con il Premio Molière nel 2010 e 2015 e il Gran Premio del Teatro dell’Academie Francaise nel 2014, e Le nostre donne è uno dei suoi lavori più riusciti. La versione della Compagnia Teatro Zeta poi riesce a rendere perfettamente il clima e l’atmosfera. Perché in scena non ci sono figure femminili, eppure le donne invadono la scena.

Donne amate, odiate, rimpiante, assenze materializzate dai discorsi dei loro uomini in crisi, come loro: colpe riconosciute, colpe imputate; nessuno innocente, nessuno felice, nessuno autonomo. Tre coppie in crisi, come tante altre che trascinano le loro incomprensioni senza l’energia per affrontarle e tentare di

Le nostre donne il ritmo recitativo è incalzante

Nella versione della Compagnia Teatro Zeta dialogano ritmi comici e drammatici

risolverle. Due amici aspettano un terzo per una partita a carte. Il ritardatario arriva sconvolto confessando che in impeto d’ira ha strangolato la moglie (così crede) e chiede aiuto e protezione: la testimonianza di un alibi falso. Sgomento, perplessità, indecisioni, paure ed egoismi, tutto viene sviscerato del loro ambiguo legame: sarcasmo, disistima, ingratitudine, rivalità taciute e rinfacciate con

furioso disprezzo. Controllo dell’amicizia oltre a quello sentimentale. Ma dalle macerie pian piano – con un colpo di scena- le cose tentano di ricomporsi alla meno peggio e si può proseguire con lacre sollievo della verità. La partita a carte non sarà giocata, ma saranno messe in gioco e “senza più barare” le carte della vita, provocatrici di una metamorfosi che trasforma i cari amici in belve che si azzannano scuoiandosi a vicenda.

Le nostre donne è una delle commedie meglio riuscite di Eric Assous

Le nostre donne è una delle commedie meglio riuscite di Eric Assous

Le nostre donne al teatro Delfino

a 11,5 euro su https://www.alpostomio.com/it/cat/14/prosa

 

Di: Eric Assous
Con: Edoardo Siravo, Manuele Morgese,  Martino D’Amico
Regia: Livio Galassi
Produzione: Compagnia Teatro Zeta

Sala Delfino: Piazza Piero Carnelli  www.teatrodelfino.it

Spettacolo Teatro

Casca la terra al Teatro Out Off

Casca la terra Teatro Out Off 41% di sconto
Casca la terra al Teatro Out Off una commedia grottesca che affronta due temi centrali per i ventenni e i trentenni di oggi

Marco De Francesca e Irene Timpanaro in Casca la terra al Teatro Out Off biglietti scontati su Alpostomio.com

Casca la terra Teatro Out Off 41% di sconto 11.50 invece di 19,50 per gli spettacoli del 14, 15, 16,e 17 dicembre

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Casca la terra al Teatro Out Off è una commedia grottesca che affronta due temi centrali per i ventenni e i trentenni di oggi: lavoro e famiglia. Una metafora amara della nostra società dove il lavoro non c’è e di conseguenza la natalità è ai minimi storici. Se per i trentenni il sogno del futuro non è altro che la chimera di un eredità – il Posto Fisso, la Casa, la Famiglia, i Figli, la Pensione, per i ventenni l’unica possibilità è prendere parte a un piano grandioso, folle e distruttivo per conquistare l’immortalità, o almeno poter dire di averci provato.

Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Out Off di Milano in collaborazione con Guinea Pigs, compagnia teatrale indipendente diretta dal regista Riccardo Mallus. Casca la terra ha vinto la prima edizione del Premio S.I.A.E. “Sillumina – copia privata per i giovani, per la cultura” (Ed. 2016) e lo spettacolo è inserito nella proposta di abbonamento di “Invito a teatro” per la stagione 2017/18.

Casca la terra ha vinto la prima edizione del Premio S.I.A.E

Casca la terra è una commedia grottesca che affronta due temi centrali per i ventenni e i trentenni di oggi

Per Casca la terra al Teatro Out Off Riccardo Mallus dirige un team di professionisti tutti under 35: a interpretare i quattro personaggi di questa commedia grottesca ci sono Letizia Bravi (Raquel), Michele Di Giacomo (Adrian), Marco De Francesca (Jona) e Irene Timpanaro (Magdalaine). Le musiche originali sono di Gianluca Agostini, compositore e sound designer, scene e costumi sono il risultato delle idee e del gusto dello scenografo Stefano Zullo e la drammaturgia dello spettacolo è affidata alla dramaturg Giulia Tollis.

«Con Casca la terra – spiega il regista Riccardo Mallus, la compagnia Guinea Pigs inizia un percorso di ricognizione nei territori della drammaturgia contemporanea italiana, con l’obiettivo di scoprire nuovi autori e portare in scena testi mai rappresentati». «Il senso del Premio S.I.A.E è proprio quello di sostenere e valorizzare le nuove opere – continua Mallus, e grazie alla collaborazione con Teatro Out Off, attento osservatore della drammaturgia contemporanea, abbiamo raggiunto questo obiettivo».

In Casca la terra, lo spettatore viene catapultato in uno spazio e in un tempo post-industriale. Una grande vetrata separa il mondo dentro dal mondo fuori. In questo interno

Per Casca la terra al Teatro Out Off  Riccardo Mallus dirige un team di professionisti tutti under 35

Casca la terra ha vinto nel 2016  la prima edizione del Premio S.I.A.E.

stanno quattro personaggi: Adrian e Raquel, due “vecchi” di trent’anni e Jona e Magdalaine due giovani ventenni. Magdalaine sogna di diventare la madre del nuovo Messia, legge la Bibbia e mangia croccantini per gatti mentre Jona, il futuro padre, si prostituisce per far quadrare i conti della famiglia e solidarizza con chi scende in piazza a manifestare: studenti, lavoratori, esodati. Raquel, costretta su una sedia a rotelle da un incidente sul lavoro, interroga Adrian, morto suicida dopo essere stato licenziato, non lo vuole lasciare andare. Adrian rimprovera la compagna di non aver mai accettato il suo amore per il lavoro, lei lo accusa di avere sempre amato di più la sua postazione da call center di lei. Per il regista Riccardo Mallus: «Jona e Magdalaine sono due drop-out, due giovani re-spinti fuori dalla società borghese, ormai ridotta ai minimi termini. Vogliono un figlio che sognano diverso da tutti, un Angelo sterminatore che punisca la società che li circonda e li respinge. Adrian e Raquel hanno conosciuto la società che Jona e Magdalaine vogliono distruggere; l’hanno conosciuta e ne hanno pagato le conseguenze. Perché per avere un lavoro, in questa società lo devi amare. Anche se lo odi. Anche se ti annichilisce. Anche se ti costringe a sacrificare ogni cosa».

Casca la terra è un testo che è stato scritto nel 2011, pubblicato da Kurumuny Edizioni nella raccolta “Lo scannatoio del lunedì” che contiene altri due testi di Chiriatti, “Mappugghje”, con cui l’autore ha vinto il Premio Raduga 2013 “Giovane autore dell’anno” e “I Saburchi”, con cui ha ricevuto una menzione al Premio Hystrio Scritture di scena, sempre nel 2013.

In Casca la terra, lo spettatore viene catapultato in uno spazio e in un tempo post-industriale

Per Casca la terra al Teatro Out Off Riccardo Mallus dirige un team di professionisti tutti under 35

L’autore scrive di due generazioni sacrificate e sacrificabili, di una società in cui i desideri sono finiti e bisogna inventarsi un piano per sopravvivere. «Se non si hanno dei desideri bisogna almeno avere un piano», racconta l’autore e continua «questo testo parla dei miei trent’anni. Questo testo parla di due generazioni che vengono poco spesso interrogate e troppo spesso vengono bistrattate. Per me è una questione di società e non di costellazioni familiari. Credo che i nostri genitori debbano andare in pensione e lasciarci liberi di scegliere. E questo vale tanto per i direttori dei teatri quanto per i direttori di banca: lasciate la vostra poltrona e dedicate la vostra vita e il vostro tempo ad altro. Così noi la smettiamo di inventare piani per sopravvivere e ci facciamo andare bene i nostri desideri». Conclude Chiriatti, e le sue parole sembrano mettere in guardia gli spettatori: «questi personaggi possono sembrare grotteschi, ma vi invito a guardarli per quello che sono, perché sono molto vicini a noi».

Casca la terra Teatro Out Off 41% di sconto 11.50 invece di 19,50 per gli spettacoli del 14, 15, 16,e 17 dicembre

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Casca la terra Teatro Out Off 41% di sconto

Casca la terra racconta di una società in cui i desideri sono finiti e bisogna inventarsi un piano per sopravvivere

di Fabio Chiriatti. Regia di Riccardo Mallus. Con Letizia Bravi, Marco De Francesca, Michele Di Giacomo e Irene Timpanaro. Dramaturg Giulia Tollis. Progetto sonoro Gianluca Agostini. Scenografia e costumi Stefano Zullo. Assistente scene e costumi Daniele Pennati. Assistente alla regia Roberta Jegher. Aiuto regia Riccardo Tabilio

Spettacolo Teatro

Ticket to Ride Teatro Menotti

Ticket to Ride Teatro Menotti in scena fino al 31 dicembre
I Beatles più famosi di Gesù non solo negli anni '60

I Beatles il simbolo più marcato e significativo degli anni ’60

Ticket to Ride al Teatro Menotti, in Prima Nazionale

biglietti scontati del 10/15% su https://www.alpostomio.com/it/cat/14/prosa

È rimasto qualcosa dei “mitici” anni ‘60? Per saperlo bisogna assistere a Ticket to Ride al Teatro Menotti. Uno spettacolo che non è un omaggio ai Beatles o alle loro canzoni – come spiega il regista Emilio Russo – semmai è un omaggio a una generazione, quella che ha scoperto all’improvviso che essere giovani non era solamente un passaggio, ma era un tempo da vivere al ritmo di nuovi suoni, di nuove parole, colori, pensieri. I confini e le frontiere, reali e mentali, non erano più fatte per fermare e dividere, ma per superare e incontrare.

Negli anni ’60, dunque, nasceva una nuova geografia, un mondo da collegare col filo rosso della voglia e della passione dentro un tempo che non andava più perso. Il sogno delle mille lire al mese era lontanissimo dai progetti di quella generazione, che dentro quella nuova geografia voleva esserci in qualche modo, a volte ci riusciva, molto più spesso immaginava, ma indietro, comunque, non sarebbe più tornata. E allora c’era bisogno di un ticket to ride, un biglietto per viaggiare o per provarci. Ispirazione e modello di

gli anni '60 e tutto quello che ci hanno lasciato in Ticket to Ride, Teatro Menotti

Ticket to Ride, alTeatro Menotti è un omaggio a una generazione non a un gruppo musicale

quella generazione – di tutte quelle successive – sono stati anche e soprattutto quegli accordi così semplici e strampalati nelle mani e nelle voci dei Fab Four con il loro universale e capillare successo. Aveva ragione John Lennon a definire i Beatles come più famosi di Gesù Cristo, lo erano e lo saranno probabilmente finché il pianeta girerà su sé stesso. In quegli accordi semplici e strampalati, in quelle parole nuove, in una lingua che all’improvviso avevamo imparato tutti, quella generazione così vicina e così lontana dalle bombe atomiche e dai gas nazisti, così vicina e così lontana dalle nuove guerre e dai muri costruiti ed abbattuti, cercava il senso alla propria vita e il sapore forte della ribellione e la voglia di andare. Ticket to Ride al Teatro Menotti è dedicato proprio alle storie di viaggi fatti e immaginati, partenze e ritorni. Proseguendo la linea della contaminazione tra la parola e la musica lo spettacolo prova a ricostruire atmosfere e suggestioni di un’epoca e una generazione chiamata a cambiare il mondo, o perlomeno a camminare da funamboli sul filo di un finalmente possibile.

Ticket to Ride, Teatro Menotti

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Ticket to Ride Teatro Menotti in scena fino al 31 dicembre

Ticket to Ride Teatro Menotti biglietti scontati su Alpostomio.com

Regia di Emilio Russo, Assistente alla regia: Claudia Donadoni. Con: Barbara Begala, Eugenio Fea, Helena Hellwig, Leda Kreider, Dario Mené, Martina Sammarco, Maria Vittoria Scarlattei, Jacopo Sorbini, Chiara Tomei, Josefina Torino, Francesca Tripaldi, Emanuele Turetta. Musiche di Andrea Salvadori. Costumi di Pamela Aicardi. Scene di Lucia Rho. Produzione TIEFFE Teatro Menotti

Tra i brani musicali di J. Lennon, P. McCartney riarrangiati troviamo  Ticket to ride, Dear Prudence, Yer Blues, Eleanor Rigby, I’m the Walrus, Happiness is a war gun, Come together, Blackbirth, Carry that Wild

Spettacolo Teatro

L’importanza di chiamarsi Ernesto al Teatro Elfo Puccini scontato del 54%

L'importanza di chiamarsi Ernesto

 

“The importance of being Ernest”.

L’importanza di chiamarsi Ernesto mette a nudo l’ipocrisia dell’Inghilterra vittoriana

L’importanza di chiamarsi Ernesto, uno dei lavori più celebri di Oscar Wilde nella versione, decisamente frizzante e un po’ pop del duo Ferdinando Bruni e Francesco Frongia.

Biglietti scontati del 54% per la replica del 7 dicembre su https://www.alpostomio.com/it/ticket/381

Poche altre opere letterarie giocano con il titolo come “The importance of being Ernest”. Ecco perché è sempre stato così arduo tradurlo e la versione letterale L’importanza di chiamarsi Ernesto appare decisamente inadeguata. Ma anche sostituire Ernesto con Franco, non riesce a rendere a pieno il gioco di parole. Del resto, il lavoro teatrale di Wilde vuole proprio smascherare le ambiguità di un mondo che si regge appunto sulle ambiguità e le contraddizioni. E questo non può che passare anche dal linguaggio, dove la mistificazione è più facile ed evidente. L’edizione portata in scena da Bruni e Frongia – che vede Ida Marinelli vestire i panni di Lady Bracknell, Giuseppe Lanino quelli di John Worthing e Riccardo Buffonini quelli di Algernon Moncrieff; mentre Elena Russo è Gwendolen e Camilla Violante Scheller la giovanissima Cecily; Luca Toracca è il

Ferdinando Bruni e Francesco Frongia una delle coppie più prolifiche delle scene italiane

L’importanza di chiamarsi Ernesto, un altro successo per il duo Ferdinando Bruni e Francesco Frongia

reverendo Chasuble, Cinzia Spanò la governante Miss Prism e Nicola Stravalaci il maggiordomo e il cameriere – arriva sul palco dell’Elfo poche settimane dopo “Atti osceni”, del resto si tratta proprio del lavoro che era in scena a Londra all’inizio del doloroso percorso giudiziario che porterà Wilde alla rovina. E come spiega il sito dell’Elfo: questa “commedia frivola per gente seria”, col suo titolo che sfida i traduttori è l’esempio più bello di come Wilde, attraverso l’uso di un’ironia caustica e brillante, sveli la falsa coscienza di una società che mette il denaro e una rigidissima divisione in classi al centro della propria morale. Il rovesciamento paradossale del senso è l’espediente più usato dall’autore che ci appare così, a una prima lettura, come un precursore del teatro dell’assurdo, mentre in realtà è impegnato a “smontare” con sorridente ferocia i luoghi comuni su cui si fonda ogni solida società borghese.
”Quel che Dio ha diviso, l’uomo non cerchi di riunire”. “L’antico e tradizionale rispetto dei vecchi per i giovani è morto e sepolto”. “Sono convinta che il campo d’azione di un uomo debbano essere le mura domestiche. Ogni qualvolta un uomo comincia a trascurare i suoi doveri casalinghi diventa penosamente effeminato”… E via rovesciando frasi fatte a gambe all’aria e portando scompiglio nell’ordinato repertorio della saggezza popolare. Un’irriverenza che non è mai fine a se stessa, ma che indossa senza vergogna la maschera dell’umorismo e della farsa. E se si potrebbe venir tentati di leggere Earnest come una scrittura in codice che strizza l’occhio all’ambiente omosessuale dell’epoca e ai suoi sottintesi e sottotesti, molto presto ci si rende conto che, ben più genialmente, Wilde inventa un linguaggio inedito che pone le basi dell’umorismo queer, un umorismo che,

L'importanza di chiamarsi Ernesto

The importance of being Ernest” la traduzione italiana L’importanza di chiamarsi Ernestonon rende l’idea, per l’assonanza tra Ernesto e onesto

attraverso l’epoca d’oro della commedia hollywoodiana, è arrivato fino a noi, anche attraverso popolari serie televisive, senza perdere in freschezza e causticità .
Restituire questa allegra cattiveria richiede secondo noi una mano registica leggera e complice. Il palcoscenico diventa così un foglio bianco su cui far risaltare i “colori” dei personaggi in un gioco che prende in prestito ai cartoon e all’immaginario pop la capacità di sintesi e di leggerezza e lascia campo libero ai funambolismi verbali, alle vertigini di una logica ribaltata che a volte sembra ispirarsi al mondo alla rovescia del nostro amato Lewis Carroll».
Ferdinando Bruni e Francesco Frongia

L’importanza di chiamarsi Ernesto, di Oscar Wilde, regia, scene e costumi di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, con Ida Marinelli, Elena Russo Arman, Luca Toracca, Nicola Stravalaci, Giuseppe Lanino, Riccardo Buffonini, Cinzia Spanò, Camilla Violante Scheller

Teatro Elfo Puccini biglietti scontati per il 7 dicembre su https://www.alpostomio.com/it/ticket/381

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Victor Hugo e Adele – Georges Simenon e Marie Jo “Una promessa d’amore” Teatro Out Off Milano

Georges Simenon e la figlia Marie Jo
Monica Bonomi, e Silvia Valsesia sul palco del teatro OutOff

Silvia Valsesia a sinistra e Monica Bonomi, le interpreti di Una promessa d’amore

Una promessa d’amore al Teatro Out Off, Lucrezia Lerro dà voce alle esistenze tragiche delle figlie di Victor Hugo e Georges Simenon su https://www.alpostomio.com/it/cat/14/prosa
biglietti scontati del 36% a 11,5 euro

Nel proseguire la sua ricerca tra letteratura e drammaturgia, Lorenzo Loris propone un testo della scrittrice e poetessa Lucrezia Lerro sulle vite sfortunate delle figlie di Victor Hugo e di Georges Simenon. Un progetto che continua idealmente quello realizzato dal regista nel 2013 con “Prodigiosi deliri” dove venivano presi in esame alcuni famosi casi psichiatrici. Qui il contesto e il fuoco di attenzione non sono solo la malattia mentale, ma il rapporto padri–figlie dove i padri sono oltretutto due grandi personaggi della storia della letteratura. Nel testo c’è un rapporto con la vita vera, la letteratura e la storia. Si tratta delle biografie drammatiche della figlia Adèle di Victor Hugo che, dopo essere corsa dietro a un impossibile sogno d’amore, fu rinchiusa in un ricovero fino alla sua morte, avvenuta a 85 anni e della vita altrettanto disperata ma brevissima della figlia di Georges Simenon, suicidatasi a 25 anni. Due esistenze tragiche che nell’intento dell’autrice dialogano a 100 anni di distanza confessandosi e rendendoci partecipi della loro sofferenza e della loro follia, segnate dal rapporto con due uomini dalla forte personalità artistica e letteraria in cui è ravvisabile almeno il dubbio che padri troppo ingombranti, molto impegnati, molto famosi e molto ricchi possano aver segnato la fragilità delle figlie.

Adele Hugo da giovane

Ritratto dui una giovane Adele Hugo, la figlia di Victor Hugo mori a 85 anni, nel 1915, in un ospedale psichiatrico

Spiega l’autrice Lucrezia Lerro: «Nonostante la paternità di due geni della letteratura mondiale, le due figlie vissero, in momenti diversi, percorsi di vita di grande sofferenza, che le videro entrambe lottare con la malattia mentale. Lo spettacolo racconta cosa accade nella vita di due donne quando i loro “giganteschi” padri non riescono ad amarle come vorrebbero. Le colpe dei padri ricadono inevitabilmente sui figli? Chi può dirsi senza macchia? Le due scoprono tra dolore e visioni che gli uomini inventano le colpe. Marie Jo frequenterà nell’ultimo periodo della sua breve vita la clinica Villa des Pages fino a quando all’età di 25 anni si sparerà un colpo al cuore. Adèle invece sopravvivrà fino a 85 anni reclusa in una casa di cura psichiatrica. Le due donne, eroine d’amore, raccontano di come si può morire per una domanda che non trova risposta, e raccontano le loro vicende di fronte allo specchio imperfetto delle sofferte esistenze. La “follia della vecchiaia” di Adele Hugo in scena è direttamente connessa alla “nevrosi giovane” di Marie Jo, perché rappresenta per certi versi ciò che Marie Jo sarebbe potuta diventare se fosse sopravvissuta. Le due protagoniste sono infatti due facce della stessa medaglia che stanno a indicare due fasi della vita, ovvero due momenti della sofferenza psichica in due fasi differenti della vita. L’una si riflette nell’altra e nel riflesso colgono i loro tormenti, e i potenti veleni che circolano tra i loro pensieri. L’idea di “Victor Hugo e Adèle, Georges Simenon e Marie Jo – Una promessa d’amore” nasce dalla necessità di indagare e vivisezionare la pena umana, quella di cui ognuno fa esperienza nell’arco della propria vita. Pena che si può avere la fortuna di utilizzare come pretesto per individuarsi, per differenziarsi, finendo così per non sentirsene più schiavi o sopraffatti. “Una promessa d’amore” nasce da anni di scavo nella scrittura, nella possibilità di darle forma, nella possibilità che la scrittura dà di scovare zone inedite di noi stessi e degli altri. L’idea di Adèle e Marie Jo si sviluppa grazie alla ricerca ossessiva nel mondo eterogeneo di personaggi complessi per via della loro storia personale. Spesso nei miei lavori letterari mi soffermo su figure realmente esistite come nel caso di Adèle, quintogenita di Victor Hugo nata nel 1830 e Marie Jo, unica figlia

Marie Jo Simenon suicida a 25 anni

Marie Jo Simenon, unica figlia femmina dello scrittore si è suicidata il 20 maggio 1978 a 25 anni

femmina di Georges Simenon nata nel 1953. Entrambe francesi, entrambe figlie di due giganti della letteratura. Ciò che ho subito compreso sprofondando nelle vite di Adèle e Marie Jo è che si somigliano nelle loro diversità, nella lotta e nella pena. I tormenti e il desiderio di gioia hanno assillato entrambe nella realtà dei fatti di cui in parte ho tenuto conto nella stesura del testo teatrale che allo stato attuale è soprattutto d’invenzione e di scrittura. Dico questo perché il testo è in divenire così come lo è la vita teatrale. Mi sono soffermata, prima di scrivere, sulle due epoche diverse dei personaggi in questione, che si confondono tra desideri e paure, tra memoria e sopportazione del dolore. Ho tentato di comprendere le fragilità delle due famiglie, gli Hugo e i Simenon, che spero emergano dal racconto di Adèle e di Marie Jo, dal loro rapporto speciale con le figure genitoriali.
Il filo rosso, se ce n’è uno, è la ricerca d’identità delle due donne che avviene attraverso le ferite, la consapevolezza delle stesse, i tentativi di libertà, la paura di accettare la propria diversità che assume per ognuno nel tempo una connotazione positiva. L’individuazione Junghiana dovrebbe essere la meta. (E a proposito di tentativi di individuazione: Adèle, che parte dalla Francia in nave per Halifax (Canada) per tentare di realizzare il suo desiderio d’amore, morirà in manicomio all’età di ottantacinque anni. Marie Jo, che tenta il suicidio più volte per cercare di liberarsi da una realtà che le era insopportabile, si ucciderà con un colpo di rivoltella al cuore a venticinque anni). Adèle e Marie Jo sono due facce della stessa medaglia, della sofferenza psichica, del mal di vivere, di una domanda d’amore che affonda le sue radici nell’infanzia, nel rapporto con i padri e con le madri.
“Forse mai nessuno si sentirà amato come vorrebbe”, è a partire da qui che Adèle e Marie Jo tentano di farcela, a modo loro, ponendo al centro della vita il desiderio d’amore, una domanda troppo complicata per trovare risposta. L’una è in qualche modo ciò che potrebbe essere l’altra e viceversa. L’una soffre quanto l’altra tra nevrosi e complessi. La sofferenza psichica non fa sconti, mai. E Adèle e Marie Jo con le loro storie di vita potenti ne sono l’esempio perfetto».

Teatro Out Off: Victor Hugo e Adele – Georges Simenon e Marie Jo “Una promessa d’amore”
di Lucrezia Lerro 
regia Lorenzo Loris 
con Monica Bonomi e Silvia Valsesia
biglietti a 11,50 euro per il 15 novembre https://www.alpostomio.com/it/ticket/346

Monica Bonomi, Silvia Valsesia

Le vite di Adele e Marie Jo interpretate da Silvia Valsesia e Monica Bonomi

biglietti a 11,50 euro per il 16 novembre https://www.alpostomio.com/it/ticket/347
biglietti a 11,50 euro per il 17 novembre https://www.alpostomio.com/it/ticket/348
biglietti a 11,50 euro per il 18 novembre https://www.alpostomio.com/it/ticket/349
biglietti a 11,50 euro per il 19 novembre https://www.alpostomio.com/it/ticket/350

Spettacolo Teatro

Carlo Cecchi racconta il suo Enrico IV

Carlo Cecchi: il protagonista capisce che fingersi pazzo gli conviene
Carlo Cecchi si misura nuovamente con Pirandello

Spiega Carlo Cecchi: Con Pirandello ho un rapporto doppio: lo considero, come tutti, il più grande autore italiano. E anche il più insopportabile

Pazzi sì ma per scelta, questo il “messaggio” di Carlo Cecchi in Enrico IV al Teatro Franco Parenti e in un’intervista a Repubblica.it racconta come ha rivisitato il testo pirandelliano.

I biglietti per vedere Carlo Cecchi in Enrico IV al Teatro Franco Parenti scontati del 42% per le repliche del 17 e 18 novembre su https://www.alpostomio.com/it/ticket/292 e https://www.alpostomio.com/it/ticket/293

L’intervista di Laura Putti a Carlo Cecchi in Enrico IV su
https://www.repubblica.it/spettacoli/teatro-danza/2017/11/01/news/carlo_cecchi_e_enrico_iv_la_vita_meglio_fingersi_folli_-179949354/

Carlo Cecchi non si limita a portare in scena Pirandello

Carlo Cecchi in Enrico IV propone una sua versione più moderna e meno verbosa 

C’è, tra Carlo Cecchi e il teatro di Pirandello, un rapporto figlio-padre. Il figlio contesta i modi del padre, quel suo linguaggio antiquato, la compiaciuta, ridondante verbosità. Ma neanche per un attimo ne discute l’autorità. Per la terza volta Cecchi mette in scena Pirandello, e per la terza volta ne scrive un adattamento. La prima, nel ’76, fu L’uomo, la bestia e la virtù; poi, nel 2000, i Sei personaggi in cerca d’autore; ora è la volta di Enrico IV. Prodotto da Marche Teatro, lo spettacolo debutterà il 4 ad Ancona (fino al 12), dal 16 al 26 sarà al Franco Parenti di Milano, poi Palermo, Firenze, Bologna e altre città fino a Torino dove la prima tournée si concluderà il 25 febbraio. Carlo Cecchi è Enrico IV, imperatore di Germania.

O meglio, è un signore del quale non sapremo mai il nome che, caduto da cavallo durante una rievocazione storica in costume nella quale impersonava Enrico IV, ha una commozione cerebrale, perde la ragione e si crede davvero imperatore. Tutti attorno a lui devono assecondarlo, finché un giorno il sovrano rivela ai suoi servitori di aver ritrovato il senno. Improvvisamente capisce le trame segrete che avevano provocato l’incidente dodici anni prima: fu il barone Belcredi a disarcionarlo perché anche lui innamorato della marchesa Matilde, la quale cavalcava accanto a Enrico IV nelle vesti di Matilde di Toscana. E un bel un giorno Matilde, Belcredi, la loro figlia Frida e il suo fidanzato, il Marchesino Carlo di Nolli, decidono di andare a corte. Accompagnati da uno psichiatra incaricato di studiare il caso. Carlo Cecchi dice che questa volta è intervenuto sul testo “in maniera molto più radicale” delle altre. Modificandone addirittura il senso. “Ho eliminato la causa clinica che in Pirandello c’è. Non è la commozione cerebrale che rende folle Enrico IV”.

Cos’è, allora?

“Lui sceglie di rimanere pazzo. Si sveglia dopo

per Pirandello realtù e follia si assomigliano

In Pirandello i temi della finzione e della follia sono centra

l’incidente, osserva il mondo orrendo che gli sta intorno e capisce di non poterne fare parte. Meglio fingersi folle e continuare a recitare il personaggio che interpretava durante la cavalcata”.


Quindi, a differenza dell’Enrico IV di Pirandello, se non è mai stato pazzo non ritroverà la ragione.
”Tutti lo prendono per pazzo. Allora capisce che esserlo gli conviene. Si impone una continua rappresentazione. Cancella la vita, sceglie il teatro. Per il teatro, dentro il teatro, impazzisce. Non ha scampo. Continua a fare quella recita che dapprima è una tragedia. Poi, quando l’identificazione con il personaggio è assoluta, da tragedia diventa farsa”.

Sceglie il teatro perché il mondo che vede non gli piace. Autobiografico?
”Chissà”.

“Ridiamo alle spalle di chi ci crede” dice Enrico IV. Sono rimaste, nel suo adattamento, le frasi celebri del dramma?
”Quasi tutte, anche se la mia riscrittura è stata piuttosto drastica. Ho alleggerito, modernizzato. Molto tagliato. Sarà un atto unico, e non tre. Non più di un’ora e quaranta. Ho cercato di dare a Pirandello un linguaggio da teatro più contemporaneo”.

Che cosa è sparito? Che cosa è rimasto?

“Nulla è sparito, ma i lunghi monologhi sono ridotti in maniera estrema. Pirandello scrisse Enrico IV nel ’21, pensando a Ruggero Ruggeri, uno dei più famosi attori dell’epoca.

Carlo Cecchi in Enrico IV

Carlo Cecchi in Enrico IV: il protagonista capisce che fingersi pazzo gli conviene

Parlano, parlano, parlano. In maniera pesante, filosofica. Il bellissimo discorso sulla pazzia è ovviamente rimasto. Così come tutti i personaggi. Quando ci si allontana troppo dal testo, uno dei quattro servitori – Ordulfo, che è Dario Iubatti – ha il compito di rettificare. “No, Maestà” dice, e ricorda l’originale pirandelliano. Durante le prove cambiavo il testo tutti i giorni. Un vero work in progress. Non è stato facile per gli attori”.

Non teme critiche? “Tutte le volte che ho fatto Pirandello si sono scatenate polemiche. Ci faccio poco caso. Trovo che sia giusto ridare nuova vita a un classico”.

Con Shakespeare non l’ha mai fatto.
”E non lo farei. Però ho sempre avuto bisogno di una nuova traduzione. Garboli, Cavalli… di una nuova grande traduzione. Altrimenti non avrei potuto metterlo in scena”.

Nel dramma di Pirandello alla follia segue il tema, meno dominante, dell’invecchiare. È rimasto nel “suo” Enrico IV?
”Non è un tema centrale, ma c’è. È accennato nel primo atto… i capelli di Matilde: “Certo non ve li tingete per ingannare gli altri né voi, ma solo per ingannare la vostra immagine davanti allo specchio”. L’imperatore dice di non riconoscerla più e si butta sulla figlia. Il tema è più forte nell’orrendo terzo atto, l’ultimo”.

Orrendo terzo atto?
“Orrendo, è noto. Il mio adattamento finirà con una sorpresa che non voglio svelare”.

Spettacolo Teatro

La Locandiera al Teatro Menotti

La Locandiera di Goldoni
La Mirandolina di Silvia Gallerano è combattuta fra tradizione e femminilità emancipata

La pluripremiata Silvia Gallerano porta in scena una Mirandolina combattuta fra tradizione e femminilità emancipata

La Locandiera al Teatro Menotti biglietti a 12,50 euro per il 7 novembre su
https://www.alpostomio.com/it/ticket/328
e per l’8 novembre su
https://www.alpostomio.com/it/ticket/329

L’opera più famosa di Goldoni torna in una nuova versione, portata in scena dal regista Stefano Sabelli e prodotta dal teatro del Loto, che ne sottolinea la freschezza e l’attualità. Protagonista è Silvia Gallerano, l’attrice italiana di teatro più premiata a livello internazionale degli ultimi anni, quale straordinaria interprete de La Merda di Cristian Cerasoli, veste i panni di una Mirandolina combattuta fra tradizione e femminilità emancipata, in questa particolarissima edizione del capolavoro di Carlo Goldoni, curata e diretta da Stefano Sabelli. Silvia Gallerano rende la sua Mirandolina una donna nuova che, sfruttando la decomposizione della nobiltà, è in grado d’emanciparsi, con le sue sole armi e forze femminili. Una Mirandolina che, come un ex mondina resasi indipendente o una suffragetta alla conquista del suo primo voto elettorale, è qui capace d’immaginare per sé un futuro nell’ambito di una nuova borghesia imprenditoriale prendendo, da sola, in mano le redini della sua azienda. E interpreta quel modello di fascino femminile capace di rendersi autonomo e scalare classi sociali, che lo stesso Goldoni ha concepito per il suo più bel ritratto di donna.

la clip dello spettacolo da youtube
https://www.youtube.com/watch?v=fJp1V_5TraA

La Locandiera al Teatro Menotti non è ambientata a Firenze a fine ‘700, ma viene traghettata dal regista molisano nel Delta del Po, in un’atmosfera acquitrinosa anni ’50, omaggio a capolavori del nostro Cinema Neorealista, come Riso Amaro di De Sancits e Ossessione di Visconti, come

Gli anni '50 nel Delta del Po

La vicenda è ambientata nel Delta del Po, in un’atmosfera acquitrinosa anni ’50

pure alle più belle commedie di Vittorio De Sica, che fanno il verso al mondo dell’Avanspettacolo. Claudio Botosso, fra i volti più noti del Cinema italiano d’autore – diretto da maestri come Avati, Fellini, Bellocchio, Bozzetto, Luchetti, Risi, Perlini, Schroeder, Calogero – dà vita, con la sua recitazione intensa e asciutta, al Cavaliere di Ripafratta, vero antagonista della protagonista goldoniana. le scene de La Locandiera al Teatro Menotti sono di Lara Carissimi e Michelangelo Tomaro, con i costumi di Martina Eschini, rafforzano l’ambientazione lacustre e nebbiosa, dove conti, marchesi e cavalieri diventano spiantati e alticci melomani, misogini e incalliti giocatori d’azzardo o ruffiani gagà di fiume; balordi, che si arricchiscono e perdono tutto con poco, millantando e spacciando il poco che hanno, come un tesoro segreto, magari ritrovato nello scrigno riesumato di un pirata dei Balcani, risalito dal mare ai rivoli paludosi.

La Locandiera o, l’Arte per Vincere Teatro Menotti
di Carlo Goldoni, adattamento e regia Stefano Sabelli con Silvia Gallerano, Claudio Botosso, Giorgio Careccia, Andrea Ortis, Chiara Cavalieri, Eva Sabelli, Diego Florio, Giulio Maroncelli, Piero Ricci

Spettacolo Teatro

Enrico IV al Teatro Franco Parenti

Carlo Cecchi si misura nuovamente con Pirandello
 Carlo Cecchi torna a Pirandello dopo due allestimenti che hanno fatto epoca


Carlo Cecchi torna a Pirandello dopo due allestimenti che hanno fatto epoca

Carlo Cecchi porta Enrico IV al Teatro Franco Parenti. Il capolavoro di Pirandello e uno dei più grandi attori italiani. Le repliche del 17 e 18 novembre scontate del 42% su https://www.alpostomio.com/it/ticket/292 e https://www.alpostomio.com/it/ticket/293

 

Enrico IV è senza dubbio l’opera di Pirandello che meglio indaga i temi a lui cari: la follia, il rapporto tra maschera e individuo e, soprattutto, quello, inestricabile, tra finzione e verità.

Una pièce teatrale imperdibile che Carlo Cecchi porta in scena al Teatro Franco Parenti. Dopo i memorabili allestimenti di L’Uomo, la bestia e la virtù (del 1976 con innumerevoli riprese fino alla edizione televisiva del 1991) e Sei personaggi in cerca d’autore (quattro stagioni di tournée teatrale in Italia e all’estero dal 2001 al 2005), Carlo Cecchi torna, dunque, a Pirandello nel 150° anniversario della nascita del nostro più grande drammaturgo, nobel per la letteratura nel 1934, con uno dei suoi testi più noti e rappresentati.

Nelle Note di Regia Cecchi spiega: “Con Pirandello ho un rapporto doppio: lo considero, come tutti, il più grande autore italiano. E anche il più insopportabile. Ma Pirandello è un punto focale, un nodo centrale nella tradizione del teatro italiano e va affrontato col rispetto che gli si deve”.

E questo ambivalente rapporto di Cecchi con l’autore siciliano ha prodotto in passato solo capolavori. La critica, infatti, ha sottolineato come la modernità, la freschezza e l’essenzialità siano caratteristiche fondamentali del suo teatro e come Cecchi sia capace di creare spettacoli acuti e sorprendentemente ironici, di folgorante semplicità.

Pirandello nobel per la letteratura nel 1934 è il nostro più grande autore

Pirandello il nostro più grande drammaturgo nobel per la letteratura nel ’34. Enrico IV è il suo testo simbolo

Enrico IV è una pietra miliare del teatro pirandelliano e della sua intera poetica, dato che porta in scena i grandi temi della maschera, dell’umorismo, dell’identità e del rapporto tra forma e vita, sullo sfondo della contraddittorietà tragicomica della nostra esistenza. Il testo narra la vicenda di un uomo che da circa vent’anni veste i panni dell’imperatore Enrico IV – prima per vera pazzia, poi per abile inganno per simulare una nuova vita, e infine per drammatica costrizione e diventa così l’emblema del legame pirandelliano tra maschera e realtà.

Un nobile, infatti, aveva preso parte a una mascherata in costume nella quale impersonava Enrico IV di Franconia (vissuto nell’XI secolo e divenuto celebre per l’umiliazione di Canossa). Alla messa in scena prendevano parte anche Matilde, donna di cui era innamorato, ed il suo rivale in amore Belcredi. Quest’ultimo disarcionò Enrico IV, il quale nella caduta battè la testa e si convinse di essere realmente il personaggio storico che stava impersonando. Dopo dodici anni, però, Enrico guarisce e comprende che Belcredi lo ha fatto cadere intenzionalmente per sottrargli Matilde…

Enrico IV Teatro Franco Parenti di Luigi Pirandello 
adattamento, interpretazione e regia di Carlo Cecchi, con Carlo Cecchi, Angelica Ippolito, Gigio Morra, Roberto Trifirò, Dario Iubatti, Federico Brugnone, Remo Stella, Chiara Mancuso, Matteo Lai, Davide Giordano, scene di Sergio Tramonti, costumi di Nanà Cecchi, assistente alla regia Dario Iubatti. Produzione Marche Teatro

Enrico IV al Teatro Franco Parenti

Spettacolo del 17 novembre biglietti scontati del 42% su https://www.alpostomio.com/it/ticket/292

Spettacolo del 18 novembre biglietti scontati del 42% su https://www.alpostomio.com/it/ticket/293

Offerte Teatro

Le Sorelle Marinetti al Teatro Delfino

Le Sorelle Marinetti al Teatro Delfino con il 27% di sconto
Le Sorelle Marinetti in La locandina dello spettacolo Topolini, mici e pinguini innamorati al Teatro Delfino

La locandina dello spettacolo Topolini, mici e pinguini innamorati al Teatro Delfino

Le Sorelle Marinetti al Teatro Delfino con Topolini, mici e pinguini innamorati – dal9 al 12 novembre – e lo sconto del 27% su Alpostomio.com
https://www.alpostomio.com/it/ticket/307

Le sorelle Marinetti con Topolini, mici e pinguini innamorati al Teatro Delfino di Milano ci portano in viaggio alla scoperta delle storie dal fantastico zoo dello swing italiano. Perché non può passare inosservato un fenomeno che ha attraversato tutta la produzione della canzonetta sincopata della fine degli anni Trenta e dell’inizio degli anni Quaranta: ossia che molti di quei simpatici motivetti, che avevano impegnato le penne dei migliori autori e compositori e le ugole dei più valenti interpreti del periodo, avevano per protagonisti gli animali. Il pinguino innamorato, Il gatto in cantina, La canzone delle mosche, Maramao perché sei morto, La sardina innamorata… canzoni che allestirono un fantastico zoo al servizio dello swing e – a maggior ragione – della necessaria evasione dal contingente (un regime in agonia, le ristrettezze economiche dovute alle sanzioni, le leggi liberticide, l’avvicinarsi

Le sorelle Marinetti tornano a Milano con uno spettacolo dedicato agli animali nello swing

Le sorelle Marinetti tornano a Milano con uno spettacolo dedicato agli animali nello swing

di una guerra…). Fatta salva la tradizione millenaria della favola con interpreti zoomorfi (Esopo, Fedro e i loro epigoni più moderni) una ragione era senz’altro da rintracciare nelle programmazioni cinematografiche di quegli anni, che dalla metà degli anni Trenta cominciarono ad ospitare i primi cartoni animati di Walt Disney, le Silly Symphonies, il cui titolo nel nostro Pese venne italianizzato in Sinfonie Allegre.

La presentazione di Topolini, mici e pinguini innamorati
https://vimeo.com/214395162

I programmi leggeri dell’EIAR e tutta la pletora di artisti che vi gravitavano intorno intuirono immediatamente il grosso successo di questi cortometraggi animati e si impegnarono da subito a creare canzoncine in sintonia con quel mondo fantastico. Topolini, mici e pinguini innamorati è dunque uno spettacolo che racconta in modo leggero, ma ricco di aneddoti e informazioni questo periodo e questo repertorio: una divertente lezione di storia del costume arricchita da una selezione di divertenti canzoni interpretate dalle sorelle canterine che hanno fatto dello swing una missione di vita.

Il pinguino innamorato de Le sorelle Marinetti

da youtube
https:/ www.youtube.com/watch?v=56B6QjGuYyg /

Topolini, mici e pinguini innamorati:
Le Sorelle Marinetti e il M° Christian Schmitz
Testi e Regia: Giorgio Bozzo
Teatro Delfino piazza Piero Carnelli, angolo via Decorati al Valore

Spettacolo Teatro

The Black’s Tales Tour Teatro Franco Parenti

Blacks-tale-tour[1]
The Black’s Tales Tour di e con Licia Lanera

Licia Lanera autrice, regista e interprete di The Black’s Tales Tour foto-Luigi-Laselva

Licia Lanera e Fibre Parallele propongono The Black’s Tales Tour al Teatro franco Parenti di Milano. Un progetto che, nelle intenzioni di Licia Lanera – autrice, regista e protagonista – nasce per sperimentare il rapporto che si instaura tra voce, musica e gesto e del processo evolutivo che naturalmente ne consegue.  The Black’s Tales Tour si articola, dunque, come un work-in-progress continuo attraverso cui si ha la possibilità  di allontanarsi dall’idea originale, per poi farvi ritorno. E in questa logica le fiabe il pretesto per raccontare sogni e paure, perché sono l’archetipo e la letteratura genuina dei più profondi sentimenti umani; sono sempre vive e parlano dell’uomo di ieri, di oggi e di tutti i domani possibili. Partendo da cinque fiabe classiche – la Sirenetta, Scarpette rosse, Biancaneve, La regina delle nevi e Cenerentola – spogliate della loro parte edulcorata e

Licia Lanera dissacra le fiabe classiche

Le fiabe classiche interpretate e dissacrate da Licia Lanera foto luigi Laselva

consolatoria tipica del mondo dei bambini e presentate in tutta la verità della loro versione autentica, Licia Lanera firma una scrittura originale che racconta incubi notturni e storie di insonnia, per parlare di alcune donne, delle loro ossessioni, delle loro manie, delle loro paure. In The Black’s Tales Tour le icone delle fiabe piano piano si sgretolano, fino a diventare la realtà stessa, la più feroce, la più fallimentare. Si tratta di una specie di horror che vuole far paura per esorcizzare la paura stessa: quella di chi scrive, quella di chi vive. A completare lo spettacolo, infine, la presenza della musica originale, realizzata grazie alla collaborazione con il musicista pugliese Tommaso Qzerty Danisi, che ipnotizza lo spettatore accompagnandolo, per tutta la durata della performance, in una dimensione a metà tra l’onirico e il reale.

 

L’anteprima di The Black’ Tales Tour su youtube

«Arriva un tempo – spiega Licia Lanera nelle note di regia – che è quello della notte. Arriva un tempo in cui dal tuo letto escono draghi e sirene, vecchie dal naso adunco e giovani spose, principi azzurri e maghi, gatti parlanti e serpi mozzate. Arriva un tempo che è pericoloso per chi non dorme, perché i pensieri si affastellano e strane creature ti

Licia Lanera nei panni di un'icona pop

Travestita da icona pop, Licia Lanera prende in giro se stessa foto Luigi Laselva

vengono a trovare. Certe volte sono pensieri felici, ambizioni, aspettative, altre volte sono paure e orrori. Per me, che soffro d’insonnia, tutte le notti arriva un tempo magico e inquieto e questo tempo, per una sera, voglio condividerlo con gli spettatori. Travestita da icona pop, prendo in giro me stessa: la star. La star decomposta, la reginetta depressa. Arriva un tempo in cui racconto fiabe, o quello che ne resta, a suon di musica elettronica. Le fiabe sono l’archetipo, il pre-visto, il pre-detto. Sono la letteratura genuina dei più profondi sentimenti umani. Sono la parola che si tramanda, sono la filosofia che viene scritta. Sono quello che eri da bambino e quello che sarai da adulto. Arriva un tempo in cui le fiabe che conosci da sempre sono una scusa per dire di te. E dici ciò che mai, altrimenti, avresti avuto il coraggio di dire».

The Black’ Tales Tour Teatro Franco Parenti Da martedì 31 ottobre a domenica 12 novembre 2017

Le date del 31 ottobre e del 1 novembre scontate del 20% su

https://https://www.alpostomio.com/it/cat/14/prosa

The Black’ Tales Tour di e con Licia Lanera e con Qzerty. Regia Licia Lanera, scene Giorgio Calabrese, costumi Sara Cantarone luci Martin Palma, sound design Tommaso Qzerty Danisi,