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Angelo Duro al Teatro Brancaccio

Angelo Duro volto noto delle iene
Angelo Duro questa Sera al Teatro Brancaccio di Roma

Angelo Duro tra i volti più noti delle Iene

Famoso per essere uno dei volti più conosciuti delle iene, Angelo Duro ha un carattere cinico e controverso che mette ben in evidenza nello spettacolo “Perché mi stai guardando?” che va in scena questa sera al Teatro Brancaccio di Roma – un biglietto scontato su Alpostomio.com (qui il link). In questo spettacolo comico presenta un’autoanalisi pungente e ironica incentrata sulle storture della vita e della società che lo hanno portato a essere ciò che è oggi.

Un one-man-show dove racconta la storia di come da “bravo bambino” ha reagito alle fregature della vita scegliendo la strada del diventar cattivo, analizzando la realtà, l’uomo e la donna, gli animali, il presente e il futuro. Dice quello che pensa con estrema sincerità e mostrandoci un nuovo punto di vista, capace di

Angelo Duro volto noto delle iene

Angelo Duro questa sera in scena al Teatro Brancaccio

trattare anche argomenti delicati e importanti quali l’omofobia e il razzismo mescolando leggerezza a verve pungente.

Biglietto scontato su Alpostomio.com

Spettacolo Teatro

Tempo di Chet Paolo Fresu oltre la musica

Tempo di Chet tra musica e poesia

 

la tromba di Paolo Fresu in «Tempo di Chet»,

Paolo Fresu la tromba più famosa d’Italia in Tempo di Chet a Cesena

Paolo Fresu, la nostra tromba più celebre e uno dei principali jazzisti europei al Teatro Bonci Cesena,  dal 14 al 17 febbraio, con Tempo di Chet, spettacolo che va oltre la musica toccando alcune delle corde più profonde dell’animo umano.

Tempo di Chet su Alpostomio

Due biglietti scontati per lo spettacolo di sabato 16 febbraio su Alpostomio.com



Il 13 maggio 1988 Chet Baker – qui the best of Chet Baker –  moriva cadendo da una finestra del Prins Hendrik Hotel di Amsterdam, probabilmente sotto l’effetto di droghe. Finiva così la vita di uno dei più grandi interpreti jazz del XX secolo, un poeta della tromba con una voce pulita e struggente, capace come poche di incantare. Ora grazie a «Tempo di Chet», la sua leggenda torna a vivere e a emozionare. Prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano, «Tempo di Chet»

Chet Baker la sua tromba ha dato voce il XX secolo

Chet Baker uno delle più grandi leggende del jazz morto ad Amsterdam nel 1988

nasce dalla fusione e dalla sovrapposizione tra scrittura drammaturgica e partitura musicale, che crea un unico flusso organico di parole, immagini e musica per rievocare lo stile lirico e intimista di un jazzista, tanto maledetto quanto leggendario. Paolo Fresu  – qui alcuni dei suoi brani – alla tromba, Dino Rubino al piano, Marco Bardoscia al contrabbasso saranno le voci evocative in uno spettacolo che può vantare un cast di attori di primo piano, tra gli altri Alessandro Averone, Rufin Doh, Daniele Marmi, Graziano Piazza e Laura Pozone.

 

Uno dei miti musicali del XX secolo

Tempo di Chet tra musica e poesia

Paolo Fresu alla tromba, Dino Rubino al piano, Marco Bardoscia al contrabbasso in Tempo di Chet a Cesena

La regia di Leo Muscato modula l’incessante oscillare tra passato e presente, che fa affiorare fatti ed episodi disseminati lungo l’arco dell’esistenza di Chet Baker, da quando bambino suo padre gli regalò la prima tromba, fino al momento prima di volare giù dalla finestra di un albergo. «Un jazz club. L’assolo straziante di un trombettista fa esplodere applausi e schiamazzi che ben presto si trasformano in qualcosa che assomiglia a un ricordo, o a un sogno. Appare un uomo con la testa riversa sul bancone del bar: è Chet Baker, uno dei miti musicali più controversi e discussi del Novecento, il grido più struggente del ventesimo secolo. Ogni apparizione apre il sipario su una fase della vita dell’artista, che ha passato molti periodi lavorando e vivendo anche in vari luoghi d’Italia, facendo emergere anche il sapore di epoche diverse, di differenti contesti socioculturali e visioni del mondo. Si delinea la figura del grande trombettista, che fra sogni, incertezze, eccessi ha segnato una delle pagine più importanti della storia della musica» commenta il regista Leo Muscato.

Una musica straordinariamente limpida

«Se la sua vita e la sua morte sono ancora oggi avvolte dal mistero, la sua musica è straordinariamente limpida,

Tempo di Chet con Paolo Fresu alla tromba

Paolo Fresu sardo di Berchidda è tra i jazzisti più famosi in Europa in Tempo di Chet dà voce a uno dei miti della musica

logica e trasparente, forse una delle più razionali e architettonicamente perfette della storia del jazz» riflette Fresu «Ci si chiede dunque come mai la complessità dell’uomo e il suo apparente disordine abbiano potuto esprimersi in musica attraverso un rigore formale così logico e preciso».

Tempo di Chet

Teatro Bonci Cesena dal 14/02/2019 al 17/02/2019

Due biglietti scontati del 20%, 20 euro invece di 25 euro, per lo spettacolo di sabato 16 febbraio alle ore 21.00 su Alpostomio.com 

 

 

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Enzo Iacchetti Libera Nos Domine al Teatro Delfino

Enzo Iacchetti Libera nos domine teatro Delfino Milano
enzo Iacchetti in Libera Nos Domine al Teatro Delfino di Milano

Enzo Iacchetti in libera Nos Domine one-man-show per riflettere con il sorriso

Libera Nos Domine al Teatro Delfino di Milano – i biglietti scontati del 35% su Alpostomio.com – propone un Enzo Iacchetti insolito, diverso dal comico che siamo abituati a vedere in televisione, un artista più eterogeneo e complesso, che mette in mostra il suo talento in modo multiforme e decisamente più completo. Il tutto senza perdere la verve comica e la sottile ironia che sono parte del suo personaggio. Non si tratta di cabaret, dunque, né di uno show solamente comico, ma di uno spettacolo di teatro-canzone, forma artistica inventata da Giorgio Gaber e mutuata dai recital dei grandi chansonier francesi. Il sorriso, dunque, si accompagna con la musica e dialoga persino con la poesia per regalarci attimi divertenti ma anche qualche riflessione.

La poesia dei cantautori italiani

Libera Nos Domine in scena al Teatro Delfino da mercoledì 16 gennaio a domenica 20 gennaio, richiama le antiche litanie e le invocazioni al Signore per liberarci dal peccato e dalle tentazioni. Il titolo si rifà a una canzone di

Giorgio Gaber l'inventore del teatro canzone

Giorgio Gaber a lui e al suo teatro-canzone si ispira Iacchetti con Libera Nos Domine

Francesco Guccini, “Libera Nos Domine”, appunto, pubblicata nel 1978, nell’album Amerigo. Non è un testo nuovissimo, dunque, né tra i suoi più famosi. Eppure con il suo spettacolo Iacchetti ne mostra tutta l’attualità, perché anche oggi non mancano le sventure e le debolezze da cui solo Iddio sembra poterci liberare. Prendendo a prestito testi e canzoni dei grandi cantautori nostrani – Francesco Guccini e Giorgio Gaber, ovviamente, ma anche Enzo Jannacci e Giorgio Faletti, con canzoni inedite o poco conosciute dal grande pubblico – Enzo Iacchetti si confronta con l’attualità, mostrando i suoi – ma anche i nostri – dubbi, le ansie e le paure su temi quali “Progresso”, “Amore”, “Emigrazione”, “Amicizia” e, naturalmente, “Religione”. Argomenti tutt’altro che semplici, ma che oggi troppo spesso sembrano essere presi alla leggera o di cui ci siamo dimenticati l’importanza. Ecco perché appare necessario un intervento divino, in grado di favorire quella Rivoluzione Culturale che sembra ormai necessaria e non procrastinabile.

Si riflette con il sorriso

Iachetti dialoga con Dio

Iacchetti dialoga con dio e auspica una sua nuova discesa in Libera Nos domine

Con Libera Nos Domine al Teatro Delfino si ride, ma soprattutto si riflette divertendosi, perché si tratta di un one-man-show reso vivo dalle animazioni proiettate di Francesco Crispi che prendono vita sul palco e che accompagnano Iacchetti nel suo dialogo con un Dio di cui invoca il ritorno quale unica possibilità di “redenzione” per un’umanità incapace altrimenti di liberarsi da catene che sono in realtà debolezze e vizi.

 

Enzo Iacchetti in Libera Nos Domine al Teatro Delfino di Milano

Da mercoledì 16 gennaio a domenica 20 gennaio biglietti scontati del 34% su https://www.alpostomio.com/it/cat/14/prosa

 

 

Spettacolo Teatro

La Fortuna al Teatro Delfino

La Fortuna la locandina
maschere moderne per raccontare un vizio senza tempo

La Fortuna in scena al Teatro Delfino dal 18 al 21 ottobre

Al Teatro Delfino dal 18 al 21 ottobre in scena La Fortuna, Goldoni  incontra Dostoevskij in una commedia ironica e amara che racconta la ludopatia su Alpostomi.com biglietti scontati del 45% a 11,5 euro compresa prenotazione.

La Venezia del ‘700 assomiglia ai nostri tempi

La Venezia del Settecento non era molto diversa dalla Las Vegas dei nostri giorni: la città del gioco d’azzardo e delle illusioni per antonomasia, dove a un tavolo da gioco si puntavano soldi, sogni ed esistenze intere. E Carlo Goldoni, che di quei tempi ha colto le debolezze e i vizi raccontandoli con un’ironia unica e a tratti graffiante, non poteva che dedicare al gioco d’azzardo una delle sue commedie: «Il giuocatore». Da quest’opera, arricchita da brani estratti dal «Giocatore»  di Dostoevskij, parte  La Fortuna, commedia scritta da Omar Nedjari e Marika Pensa e interpretata da Enrico Ballardini, Michele Bottini, Giulia D’Imperio, Sergio Longo, Enrico Maggi e Marika Pensa per la regia di Omar Nedjari, in scena al Teatro

Marika Pensa autore e regista di La Fortuna

Omar Nedjari con Marika Pensa ha scritto La Fortuna di cui è anche regista

Delfino di Milano dal 18 al 21 ottobre. Il testo di partenza non è uno dei lavori più celebri e rappresentati di Goldoni, questo, probabilmente,  perché qui, più che in altri lavori, sono presenti riferimenti autobiografici e intenzioni moralistiche. Goldoni era un giocatore e conosceva bene cosa significasse questo vizio.  «Il giuocatore», del resto, fu scritta nel 1750 ed è una delle sedici commedie che il commediografo veneziano si era impegnato a scrivere in un solo anno per l’impresario Girolamo Medebach. Impegno che scaturiva da una scommessa fatta con il suo pubblico. Ed è lo stesso commediografo veneziano a definire il gioco «il peggiore dei vizi», trattandolo alla stregua di una malattia.

La ludopatia dall’interno

Enrico Ballardini

Enrico Ballardini protagonista di La Fortuna al teatro Delfino

In maniera lucida, La Fortuna e Goldoni ci portano all’interno della dipendenza, mostrando i meccanismi che la alimentano, raccontando la vicenda del giovane Florindo, il protagonista che, preda dal vizio del gioco, sacrifica tutto, compreso i sentimenti e l’amore per Rosaura, sull’altare dell’azzardo. La forza de la commedia dunque non è nella sua capacità di suscitare ilarità, piuttosto di smascherare la morbosità del gioco. Un tema che è sempre più attuale, per questo motivo non è sorprendente che La Fortuna abbia un’ambientazione estremamente contemporanea, che tende quasi al futuro. Uno spettacolo che si presenta come un caleidoscopio di personaggi, interpretati da cinque attori; aiutati da maschere non più della commedia dell’arte, ma del nostro tempo. In questo modo La Fortuna ci proietta all’interno dell’incubo che vive il protagonista, vittima inconsapevole di sé e delle proprie debolezze e che sempre più sprofonda nella dipendenza dal gioco.

Dello spettacolo, tra l’altro, è stato realizzato un cortometraggio, con il sostegno del Comune di Milano, per il progetto No Slot – Rete civica di associazioni per il contrasto delle ludopatie.

 

Spettacolo Teatro

La lavatrice del cuore al teatro Delfino

La lavatrice del cuore, come adottare un bambino e vivere più felici
Maria Amelia Monti al teatro Delfino

Maria Amelia Monti racconta con ironia la sua avventura di mamma che ha adottato un bambino

Sorrisi ed emozioni in quantità con La lavatrice del cuore al teatro Delfino con Maria Amelia Monti il 5 e 6 maggio

biglietti scontati del 34% a 14,50 euro su Alpostomio.com

Parlare di adozione con leggerezza

Sentimenti ed emozioni in grande abbondanza e ironia quanto basta al Teatro Delfino con La lavatrice del cuore, uno spettacolo che parla dei rapporti più importanti: quelli tra genitori e figli, resi ancora più speciali dall’adozione. Nato dall’incontro tra Festival Internazionale delle Lettere e ItaliaAdozioni e scritto da Edoardo Erba che di Maria Amelia Monti è il marito, ‘La lavatrice del cuore’ porta in scena lettere e testimonianze, con leggerezza e un pizzico di ironia, di chi – come Maria Amelia Monti ed

Maria Amelia Monti e Federico Odling

Maria Amelia Monti e Federico Odling che si occupa dell’accompagnamento musicale

Edoardo Erba – ha adottato un bambino. Da una di queste lettere è nato anche il titolo dello settacolo teatrale: “Ma si, Annina! quando diventiamo mamme, in qualsiasi modo lo diventiamo, riceviamo in dono una lavatrice del cuore, e anche io ho la mia! Quando tu ti senti triste, quando il peso nella pancia ti sembra insopportabile, tu vieni da me, apri l’oblò, ci butti dentro tutte le cose brutte che ti rendono triste e non ti fanno stare bene, io poi le lavo, le centrifugo per te, e vedrai che dopo usciranno solo serenità e tranquillità”.

Il racconto di un’adozione, dunque, fatto da chi l’ha vissuta direttamente. Quasi un diario frammentato dalle lettere di chi ha adottato un bambino. Uno spettacolo che fa bene all’anima e che tutti dovrebbero vedere perché tutti, anche se non hanno adottato un bambino, sono figli e genitori.

 

La lavatrice del cuore

La lavatrice del cuore a cura di Edoardo Erba, con Maria Amelia Monti e l’accompagnamento musicale di Federico Odling.

Teatro Delfino sabato 5 maggio alle 21.00, domenica 6 maggio alle 16.00

Piazza Piero Carnelli, Milano

tel. 02 87281266 – 333 573 0340 (da lunedì a venerdì ore 14-19)

biglietti a 14,50 euro, scontati del 34%, su Alpostomio.com

Spettacolo Teatro

Frigor Mortis al Teatro Delfino

Le dolcissime sorelle Milly e Tecla Brocchi

Grande teatro in Sala Delfino dove si gioca con Arsenico e vecchi merletti

Biglietti scontati del 30%

su https:// www.alpostomio.com/it/cat/14/prosa

Un successo di Hollywood torna ambientato al Forlanini

La locandina di Arsenico e vecchi merletti il fil diretto da Frank Capra con Cary Grant

Frigor Mortis. Strano caso in casa Brocchi si ispira a uno dei più grandi successi di Broadway, “Arsenico e vecchi merletti”,  diventato celebre anche per l’adattamento cinematografico diretto da Frank Capra. Questa volta, però, non siamo nella New York anni ’40, bensì nella Milano di oggi, per la precisione nel quartiere Forlanini.

In casa delle dolcissime sorelle Milly e Tecla Brocchi il tempo scorre lento e serafico: un tè accompagnato da buonissimi biscotti; una casa ordinata e accogliente, dove ricevere ospiti più o meno graditi, come la cara (ma un po’ impicciona, eh!) Wanda Ojetti; bottiglie di sciroppo di sambuco buono… ma buono da morire!

A condividere l’ospitalità e l’amore di queste due zie universali, i nipoti: Marcello, convinto di essere il C. T. Marcello Lippi, impegnato nell’impossibile ripescaggio della Nazionale Italiana ai mondiali di Russia 2018, e Roberto, un blogger, perennemente fidanzato con la Dottoressa Livia, direttrice sanitaria di un’importante struttura psichiatrica. Tutto precipita quando torna a casa il “figliol prodigo” Giorgio, nipote scappato di casa da ormai trent’anni, cuoco di una ricercatezza che… dà i brividi, accompagnato, per altro, da un non meglio specificato signor Pavarotti. È proprio il ritorno di Giorgio, nella notte milanese, mentre le patatine novelle e l’arrosto (teneri!) sono in forno a rosolare, ad aprire un vaso di Pandora di rivalità fraterne mai sopite, matrimoni rimandati, giocatori che proprio non ne vogliono sapere del defatigamento in criosauna. E, mentre tutt’intorno infuriano i venti dei litigi, la pia opera di accoglienza meneghina di uomini soli da parte delle sorelle Brocchi continua: il campanello suona, l’ospite entra, un bicchierino di rosolio di sambuco (corretto arsenico!) viene misericordiosamente offerto… e l’ospite non se ne va più da casa Brocchi. Mai più!

Frigor Mortis Strano caso in casa Brocchi

Frigor Mortis Strano caso in casa Brocchi al Teatro Delfino dall’1 all’11 marzo

Frigor Mortis al Teatro Delfino è un’esilarante commedia della follia che, strizzando l’occhio a classici teatrali e cinematografici, fa del più insospettabile vicino di casa il più pericoloso dei serial killer!

Frigor Mortis al Teatro Delfino dall’1 all’11 marzo

Scritto da Paola Ornati, giocando liberamente con Arsenico e vecchi merletti.

con Grazia Migneco / Nicoletta Ramorino / Luca Bottale / Donatella Fanfani / Roberta Petrozzi / Pino Pirovano / Sergio Romanò / Giuliano Turone

Teatro Delfino

Piazza Piero Carnelli, Milano

tel. 02 87281266 – 333 573 0340 (da lunedì a venerdì ore 14-19)

Biglietti scontati del 30%

su https:// www.alpostomio.com/it/cat/14/prosa

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Le nostre donne al Teatro Delfino

Le nostre donne è una delle commedie meglio riuscite di Eric Assous
Donne amate, odiate, rimpiante sono Le nostre donne

Donne amate, odiate, rimpiante, non sono in scena ma sono le protagoniste di Le nostre donne

La divertente commedia Le nostre donne arriva al Teatro Delfino dall’8 all’11 febbraio

biglietti su Alpostomio.com scontati del 30%
https://www.alpostomio.com/it/cat/14/prosa

 

 

Eric Assous è uno dei drammaturghi francesi più apprezzati, premiato tra l’altro con il Premio Molière nel 2010 e 2015 e il Gran Premio del Teatro dell’Academie Francaise nel 2014, e Le nostre donne è uno dei suoi lavori più riusciti. La versione della Compagnia Teatro Zeta poi riesce a rendere perfettamente il clima e l’atmosfera. Perché in scena non ci sono figure femminili, eppure le donne invadono la scena.

Donne amate, odiate, rimpiante, assenze materializzate dai discorsi dei loro uomini in crisi, come loro: colpe riconosciute, colpe imputate; nessuno innocente, nessuno felice, nessuno autonomo. Tre coppie in crisi, come tante altre che trascinano le loro incomprensioni senza l’energia per affrontarle e tentare di

Le nostre donne il ritmo recitativo è incalzante

Nella versione della Compagnia Teatro Zeta dialogano ritmi comici e drammatici

risolverle. Due amici aspettano un terzo per una partita a carte. Il ritardatario arriva sconvolto confessando che in impeto d’ira ha strangolato la moglie (così crede) e chiede aiuto e protezione: la testimonianza di un alibi falso. Sgomento, perplessità, indecisioni, paure ed egoismi, tutto viene sviscerato del loro ambiguo legame: sarcasmo, disistima, ingratitudine, rivalità taciute e rinfacciate con

furioso disprezzo. Controllo dell’amicizia oltre a quello sentimentale. Ma dalle macerie pian piano – con un colpo di scena- le cose tentano di ricomporsi alla meno peggio e si può proseguire con lacre sollievo della verità. La partita a carte non sarà giocata, ma saranno messe in gioco e “senza più barare” le carte della vita, provocatrici di una metamorfosi che trasforma i cari amici in belve che si azzannano scuoiandosi a vicenda.

Le nostre donne è una delle commedie meglio riuscite di Eric Assous

Le nostre donne è una delle commedie meglio riuscite di Eric Assous

Le nostre donne al teatro Delfino

a 11,5 euro su https://www.alpostomio.com/it/cat/14/prosa

 

Di: Eric Assous
Con: Edoardo Siravo, Manuele Morgese,  Martino D’Amico
Regia: Livio Galassi
Produzione: Compagnia Teatro Zeta

Sala Delfino: Piazza Piero Carnelli  www.teatrodelfino.it

Spettacolo Teatro

Casca la terra al Teatro Out Off

Casca la terra Teatro Out Off 41% di sconto
Casca la terra al Teatro Out Off una commedia grottesca che affronta due temi centrali per i ventenni e i trentenni di oggi

Marco De Francesca e Irene Timpanaro in Casca la terra al Teatro Out Off biglietti scontati su Alpostomio.com

Casca la terra Teatro Out Off 41% di sconto 11.50 invece di 19,50 per gli spettacoli del 14, 15, 16,e 17 dicembre

su https://www.alpostomio.com/it/cat/14/prosa

Casca la terra al Teatro Out Off è una commedia grottesca che affronta due temi centrali per i ventenni e i trentenni di oggi: lavoro e famiglia. Una metafora amara della nostra società dove il lavoro non c’è e di conseguenza la natalità è ai minimi storici. Se per i trentenni il sogno del futuro non è altro che la chimera di un eredità – il Posto Fisso, la Casa, la Famiglia, i Figli, la Pensione, per i ventenni l’unica possibilità è prendere parte a un piano grandioso, folle e distruttivo per conquistare l’immortalità, o almeno poter dire di averci provato.

Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Out Off di Milano in collaborazione con Guinea Pigs, compagnia teatrale indipendente diretta dal regista Riccardo Mallus. Casca la terra ha vinto la prima edizione del Premio S.I.A.E. “Sillumina – copia privata per i giovani, per la cultura” (Ed. 2016) e lo spettacolo è inserito nella proposta di abbonamento di “Invito a teatro” per la stagione 2017/18.

Casca la terra ha vinto la prima edizione del Premio S.I.A.E

Casca la terra è una commedia grottesca che affronta due temi centrali per i ventenni e i trentenni di oggi

Per Casca la terra al Teatro Out Off Riccardo Mallus dirige un team di professionisti tutti under 35: a interpretare i quattro personaggi di questa commedia grottesca ci sono Letizia Bravi (Raquel), Michele Di Giacomo (Adrian), Marco De Francesca (Jona) e Irene Timpanaro (Magdalaine). Le musiche originali sono di Gianluca Agostini, compositore e sound designer, scene e costumi sono il risultato delle idee e del gusto dello scenografo Stefano Zullo e la drammaturgia dello spettacolo è affidata alla dramaturg Giulia Tollis.

«Con Casca la terra – spiega il regista Riccardo Mallus, la compagnia Guinea Pigs inizia un percorso di ricognizione nei territori della drammaturgia contemporanea italiana, con l’obiettivo di scoprire nuovi autori e portare in scena testi mai rappresentati». «Il senso del Premio S.I.A.E è proprio quello di sostenere e valorizzare le nuove opere – continua Mallus, e grazie alla collaborazione con Teatro Out Off, attento osservatore della drammaturgia contemporanea, abbiamo raggiunto questo obiettivo».

In Casca la terra, lo spettatore viene catapultato in uno spazio e in un tempo post-industriale. Una grande vetrata separa il mondo dentro dal mondo fuori. In questo interno

Per Casca la terra al Teatro Out Off  Riccardo Mallus dirige un team di professionisti tutti under 35

Casca la terra ha vinto nel 2016  la prima edizione del Premio S.I.A.E.

stanno quattro personaggi: Adrian e Raquel, due “vecchi” di trent’anni e Jona e Magdalaine due giovani ventenni. Magdalaine sogna di diventare la madre del nuovo Messia, legge la Bibbia e mangia croccantini per gatti mentre Jona, il futuro padre, si prostituisce per far quadrare i conti della famiglia e solidarizza con chi scende in piazza a manifestare: studenti, lavoratori, esodati. Raquel, costretta su una sedia a rotelle da un incidente sul lavoro, interroga Adrian, morto suicida dopo essere stato licenziato, non lo vuole lasciare andare. Adrian rimprovera la compagna di non aver mai accettato il suo amore per il lavoro, lei lo accusa di avere sempre amato di più la sua postazione da call center di lei. Per il regista Riccardo Mallus: «Jona e Magdalaine sono due drop-out, due giovani re-spinti fuori dalla società borghese, ormai ridotta ai minimi termini. Vogliono un figlio che sognano diverso da tutti, un Angelo sterminatore che punisca la società che li circonda e li respinge. Adrian e Raquel hanno conosciuto la società che Jona e Magdalaine vogliono distruggere; l’hanno conosciuta e ne hanno pagato le conseguenze. Perché per avere un lavoro, in questa società lo devi amare. Anche se lo odi. Anche se ti annichilisce. Anche se ti costringe a sacrificare ogni cosa».

Casca la terra è un testo che è stato scritto nel 2011, pubblicato da Kurumuny Edizioni nella raccolta “Lo scannatoio del lunedì” che contiene altri due testi di Chiriatti, “Mappugghje”, con cui l’autore ha vinto il Premio Raduga 2013 “Giovane autore dell’anno” e “I Saburchi”, con cui ha ricevuto una menzione al Premio Hystrio Scritture di scena, sempre nel 2013.

In Casca la terra, lo spettatore viene catapultato in uno spazio e in un tempo post-industriale

Per Casca la terra al Teatro Out Off Riccardo Mallus dirige un team di professionisti tutti under 35

L’autore scrive di due generazioni sacrificate e sacrificabili, di una società in cui i desideri sono finiti e bisogna inventarsi un piano per sopravvivere. «Se non si hanno dei desideri bisogna almeno avere un piano», racconta l’autore e continua «questo testo parla dei miei trent’anni. Questo testo parla di due generazioni che vengono poco spesso interrogate e troppo spesso vengono bistrattate. Per me è una questione di società e non di costellazioni familiari. Credo che i nostri genitori debbano andare in pensione e lasciarci liberi di scegliere. E questo vale tanto per i direttori dei teatri quanto per i direttori di banca: lasciate la vostra poltrona e dedicate la vostra vita e il vostro tempo ad altro. Così noi la smettiamo di inventare piani per sopravvivere e ci facciamo andare bene i nostri desideri». Conclude Chiriatti, e le sue parole sembrano mettere in guardia gli spettatori: «questi personaggi possono sembrare grotteschi, ma vi invito a guardarli per quello che sono, perché sono molto vicini a noi».

Casca la terra Teatro Out Off 41% di sconto 11.50 invece di 19,50 per gli spettacoli del 14, 15, 16,e 17 dicembre

su https://www.alpostomio.com/it/cat/14/prosa

Casca la terra Teatro Out Off 41% di sconto

Casca la terra racconta di una società in cui i desideri sono finiti e bisogna inventarsi un piano per sopravvivere

di Fabio Chiriatti. Regia di Riccardo Mallus. Con Letizia Bravi, Marco De Francesca, Michele Di Giacomo e Irene Timpanaro. Dramaturg Giulia Tollis. Progetto sonoro Gianluca Agostini. Scenografia e costumi Stefano Zullo. Assistente scene e costumi Daniele Pennati. Assistente alla regia Roberta Jegher. Aiuto regia Riccardo Tabilio

Spettacolo Teatro

Ticket to Ride Teatro Menotti

Ticket to Ride Teatro Menotti in scena fino al 31 dicembre
I Beatles più famosi di Gesù non solo negli anni '60

I Beatles il simbolo più marcato e significativo degli anni ’60

Ticket to Ride al Teatro Menotti, in Prima Nazionale

biglietti scontati del 10/15% su https://www.alpostomio.com/it/cat/14/prosa

È rimasto qualcosa dei “mitici” anni ‘60? Per saperlo bisogna assistere a Ticket to Ride al Teatro Menotti. Uno spettacolo che non è un omaggio ai Beatles o alle loro canzoni – come spiega il regista Emilio Russo – semmai è un omaggio a una generazione, quella che ha scoperto all’improvviso che essere giovani non era solamente un passaggio, ma era un tempo da vivere al ritmo di nuovi suoni, di nuove parole, colori, pensieri. I confini e le frontiere, reali e mentali, non erano più fatte per fermare e dividere, ma per superare e incontrare.

Negli anni ’60, dunque, nasceva una nuova geografia, un mondo da collegare col filo rosso della voglia e della passione dentro un tempo che non andava più perso. Il sogno delle mille lire al mese era lontanissimo dai progetti di quella generazione, che dentro quella nuova geografia voleva esserci in qualche modo, a volte ci riusciva, molto più spesso immaginava, ma indietro, comunque, non sarebbe più tornata. E allora c’era bisogno di un ticket to ride, un biglietto per viaggiare o per provarci. Ispirazione e modello di

gli anni '60 e tutto quello che ci hanno lasciato in Ticket to Ride, Teatro Menotti

Ticket to Ride, alTeatro Menotti è un omaggio a una generazione non a un gruppo musicale

quella generazione – di tutte quelle successive – sono stati anche e soprattutto quegli accordi così semplici e strampalati nelle mani e nelle voci dei Fab Four con il loro universale e capillare successo. Aveva ragione John Lennon a definire i Beatles come più famosi di Gesù Cristo, lo erano e lo saranno probabilmente finché il pianeta girerà su sé stesso. In quegli accordi semplici e strampalati, in quelle parole nuove, in una lingua che all’improvviso avevamo imparato tutti, quella generazione così vicina e così lontana dalle bombe atomiche e dai gas nazisti, così vicina e così lontana dalle nuove guerre e dai muri costruiti ed abbattuti, cercava il senso alla propria vita e il sapore forte della ribellione e la voglia di andare. Ticket to Ride al Teatro Menotti è dedicato proprio alle storie di viaggi fatti e immaginati, partenze e ritorni. Proseguendo la linea della contaminazione tra la parola e la musica lo spettacolo prova a ricostruire atmosfere e suggestioni di un’epoca e una generazione chiamata a cambiare il mondo, o perlomeno a camminare da funamboli sul filo di un finalmente possibile.

Ticket to Ride, Teatro Menotti

biglietti scontati del 10/15% su https://www.alpostomio.com/it/cat/14/prosa

Ticket to Ride Teatro Menotti in scena fino al 31 dicembre

Ticket to Ride Teatro Menotti biglietti scontati su Alpostomio.com

Regia di Emilio Russo, Assistente alla regia: Claudia Donadoni. Con: Barbara Begala, Eugenio Fea, Helena Hellwig, Leda Kreider, Dario Mené, Martina Sammarco, Maria Vittoria Scarlattei, Jacopo Sorbini, Chiara Tomei, Josefina Torino, Francesca Tripaldi, Emanuele Turetta. Musiche di Andrea Salvadori. Costumi di Pamela Aicardi. Scene di Lucia Rho. Produzione TIEFFE Teatro Menotti

Tra i brani musicali di J. Lennon, P. McCartney riarrangiati troviamo  Ticket to ride, Dear Prudence, Yer Blues, Eleanor Rigby, I’m the Walrus, Happiness is a war gun, Come together, Blackbirth, Carry that Wild

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L’importanza di chiamarsi Ernesto al Teatro Elfo Puccini scontato del 54%

L'importanza di chiamarsi Ernesto

 

“The importance of being Ernest”.

L’importanza di chiamarsi Ernesto mette a nudo l’ipocrisia dell’Inghilterra vittoriana

L’importanza di chiamarsi Ernesto, uno dei lavori più celebri di Oscar Wilde nella versione, decisamente frizzante e un po’ pop del duo Ferdinando Bruni e Francesco Frongia.

Biglietti scontati del 54% per la replica del 7 dicembre su https://www.alpostomio.com/it/ticket/381

Poche altre opere letterarie giocano con il titolo come “The importance of being Ernest”. Ecco perché è sempre stato così arduo tradurlo e la versione letterale L’importanza di chiamarsi Ernesto appare decisamente inadeguata. Ma anche sostituire Ernesto con Franco, non riesce a rendere a pieno il gioco di parole. Del resto, il lavoro teatrale di Wilde vuole proprio smascherare le ambiguità di un mondo che si regge appunto sulle ambiguità e le contraddizioni. E questo non può che passare anche dal linguaggio, dove la mistificazione è più facile ed evidente. L’edizione portata in scena da Bruni e Frongia – che vede Ida Marinelli vestire i panni di Lady Bracknell, Giuseppe Lanino quelli di John Worthing e Riccardo Buffonini quelli di Algernon Moncrieff; mentre Elena Russo è Gwendolen e Camilla Violante Scheller la giovanissima Cecily; Luca Toracca è il

Ferdinando Bruni e Francesco Frongia una delle coppie più prolifiche delle scene italiane

L’importanza di chiamarsi Ernesto, un altro successo per il duo Ferdinando Bruni e Francesco Frongia

reverendo Chasuble, Cinzia Spanò la governante Miss Prism e Nicola Stravalaci il maggiordomo e il cameriere – arriva sul palco dell’Elfo poche settimane dopo “Atti osceni”, del resto si tratta proprio del lavoro che era in scena a Londra all’inizio del doloroso percorso giudiziario che porterà Wilde alla rovina. E come spiega il sito dell’Elfo: questa “commedia frivola per gente seria”, col suo titolo che sfida i traduttori è l’esempio più bello di come Wilde, attraverso l’uso di un’ironia caustica e brillante, sveli la falsa coscienza di una società che mette il denaro e una rigidissima divisione in classi al centro della propria morale. Il rovesciamento paradossale del senso è l’espediente più usato dall’autore che ci appare così, a una prima lettura, come un precursore del teatro dell’assurdo, mentre in realtà è impegnato a “smontare” con sorridente ferocia i luoghi comuni su cui si fonda ogni solida società borghese.
”Quel che Dio ha diviso, l’uomo non cerchi di riunire”. “L’antico e tradizionale rispetto dei vecchi per i giovani è morto e sepolto”. “Sono convinta che il campo d’azione di un uomo debbano essere le mura domestiche. Ogni qualvolta un uomo comincia a trascurare i suoi doveri casalinghi diventa penosamente effeminato”… E via rovesciando frasi fatte a gambe all’aria e portando scompiglio nell’ordinato repertorio della saggezza popolare. Un’irriverenza che non è mai fine a se stessa, ma che indossa senza vergogna la maschera dell’umorismo e della farsa. E se si potrebbe venir tentati di leggere Earnest come una scrittura in codice che strizza l’occhio all’ambiente omosessuale dell’epoca e ai suoi sottintesi e sottotesti, molto presto ci si rende conto che, ben più genialmente, Wilde inventa un linguaggio inedito che pone le basi dell’umorismo queer, un umorismo che,

L'importanza di chiamarsi Ernesto

The importance of being Ernest” la traduzione italiana L’importanza di chiamarsi Ernestonon rende l’idea, per l’assonanza tra Ernesto e onesto

attraverso l’epoca d’oro della commedia hollywoodiana, è arrivato fino a noi, anche attraverso popolari serie televisive, senza perdere in freschezza e causticità .
Restituire questa allegra cattiveria richiede secondo noi una mano registica leggera e complice. Il palcoscenico diventa così un foglio bianco su cui far risaltare i “colori” dei personaggi in un gioco che prende in prestito ai cartoon e all’immaginario pop la capacità di sintesi e di leggerezza e lascia campo libero ai funambolismi verbali, alle vertigini di una logica ribaltata che a volte sembra ispirarsi al mondo alla rovescia del nostro amato Lewis Carroll».
Ferdinando Bruni e Francesco Frongia

L’importanza di chiamarsi Ernesto, di Oscar Wilde, regia, scene e costumi di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, con Ida Marinelli, Elena Russo Arman, Luca Toracca, Nicola Stravalaci, Giuseppe Lanino, Riccardo Buffonini, Cinzia Spanò, Camilla Violante Scheller

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